
1987-1989: Scuola di Specializzazione in Applicazioni Biotecnologiche presso l’Università Statale di Milano
1981-1986: Laurea in Scienze Biologiche presso l’Università Statale di Milano
2004-Oggi: Ricercatore presso l’Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del CNR, sede di Milano
2001-2004 – Post-Doc IBBA-CNR, Lab Dr Breviario, progetto EU EcoTub. Sistemi di selezione innovativi per piante transgeniche; ruolo degli introni nella regolazione dell’espressione genica
1997-2001 – Post-Doc Fellow Sez. Botanica Università degli Studi di Milano, Lab Prof Sala. Studio di sequenze codificanti e regolative di geni di tubulina, mediante espressione in piante di riso transgeniche
1997: Marie Curie Research Training Grant, John Innes Centre – Norwich, UK – Lab P. Christou. Produzione piante di riso transgeniche mediante tecniche biolistiche
1990-1996 – Borsa di studio RAISA, IBBA-CNR, Lab Dr. Breviario: proteine chinasi calcio-dipendenti (CDPK) e trasduzione del segnale in cellule vegetali
1986-1990 Borsa di Studio AIRC, Università degli Studi di Milano, Lab Prof Sturani: trasduzione del segnale in cellule di mammifero normali e trasformate. Fosforilazione dei recettori di fattori di crescita

Il progetto BIO-ECO, coordinato dal Dipartimento di Scienze Bio Agroalimentari del CNR, vede coinvolto un team multidisciplinare di ricercatori provenienti da nove diversi Istituti distribuiti sull’intero territorio nazionale. Le attività di IBBA coprono:

Il progetto FilAgro intende dare risposte concrete alle esigenze emergenti nel settore dell’agricoltura, legate alla sostenibilità delle produzioni; alla salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità; al miglioramento della qualità delle produzioni alimentari in termini di salubrità, sicurezza e caratteristiche nutrizionali; allo sviluppo tecnologico e al trasferimento dei risultati al settore produttivo; alla diffusione delle nuove conoscenze; tutti argomenti ritenuti prioritari nei programmi di EXPO 2015, di Horizon 2020 e negli obiettivi del programma triennale 2013-2015 della DG Agricoltura della Regione Lombardia.

Il progetto, che vede il coinvolgimento di diversi dipartimenti dell’Università degli Studi di Milano (DISAA, DIMEVET, VESPA), dei ricercatori del CNR ISPA e CNR IBBA e del Dipartimento DIANA dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, ha come obiettivo primario l’individuazione di pratiche operative che consentano la riduzione dell’uso di antibiotici nell’allevamento delle bovine da latte. Nel corso della ricerca verranno validati protocolli operativi (somministrazione di Aloe arborescens, impiego di batteriocina di Lactococcus lactis subsp. cremoris in pre e post dipping, molecole per inibire Prototheca spp) già testati in via preliminare con risultati positivi intervenendo nell’intero ciclo di lattazione delle bovine.
Il successo del progetto RABoLa consentirà agli allevatori di usufruire di nuove strategie nutraceutiche e alternative all’uso di antibiotici, per potenziare le difese innate degli animali e ridurre l’incidenza e la gravità delle mastiti. La validazione di un efficace protocollo per la messa in asciutta selettiva degli animali porterebbe così all’immediata riduzione dell’impiego preventivo di antibiotici, in linea con quanto richiesto a livello europeo e mondiale.

Il progetto si propone di genotipizzare, attraverso l’uso di marcatori nucleari (TBP) e plastidici, l’intera collezione di minuscole macrofite acquatiche (Lemnaceae) nota come Landolt Duckweed Collection, attualmente curata dal Dr. W. Lammler a Zurigo. Questa collezione storica, la maggiore in Europa, include circa 500 accessioni delle 36 specie note di lenticchie d’acqua, provenienti da cinque continenti. Le accessioni sono state classificate quasi esclusivamente su basi morfologiche, cosa che può causare un elevato numero di misclassificazioni, a causa della semplificata struttura di queste minuscole piante e della somiglianza tra alcune specie.
Da tempo impiegate come bioindicatori e rinomate per la loro capacità di fitorimedio, a causa della loro stupefacente velocità di crescita, sono oggi tra le più promettenti nuove colture, intensamente studiate per la produzione di energia da biomassa e come fonte di proteine nobili per la nutrizione animale e umana, già in via di approvazione come novel food dall’EFSA.
I risultati saranno utili per:

Il progetto è organizzato in 3 attività principali:
1) Implementazione e aggiornamento della rete di biobanche BioGenRes, con particolare attenzione alle collezioni riconosciute a livello nazionale/internazionale, di campioni di specie animali, vegetali o microrganismi (banche del germoplasma animale e vegetale, ceppoteche microbiche di organismi patogeni/tossigeni, di nematodi, microflora di suoli e acque e microrganismi utilizzati in agro-industria e alimentazione (es. starter microbici per le fermentazioni)).
2) Replicazione (ringiovanimento) e ampliamento del materiale stoccato nelle collezioni. Per le collezioni vegetali e microbiche: moltiplicazione delle accessioni di cui si dispone una esigua quantità di materiale e ringiovanimento delle accessioni i cui i dati di vitalità del seme sono al di sotto degli standard previsti (> 85%). Per le collezioni animali di interesse zootecnico: raccolta e congelamento di materiale genetico di razze locali a completamento di campionamenti effettuati in precedenti progetti o ampliamento del numero di specie e razze conservate nelle criobanche.
3) Caratterizzazione biochimica, molecolare, metabolica, funzionale e fenotipica del materiale conservato nelle biobanche della rete BioGenRes, anche al fine di realizzare studi di associazione e di identificare marcatori associati a caratteri legati alla produzione e/o all’adattamento a fattori di stress biotici e abiotici.

La resilienza degli ecosistemi agricoli e forestali sotto condizioni stressanti generate dai cambiamenti climatici (CC) richiede la valorizzazione e lo sfruttamento delle risorse genetiche attraverso strategie di conservazione all’avanguardia, combinate con una caratterizzazione approfondita dei genomi e fenotipizzazione ad alto rendimento.
Le attività includeranno il sequenziamento massivo di accessi/razze/ceppi, una descrizione estensiva dei genomi basata su marcatori, l’elucidazione del (pan)genoma, la fenotipizzazione approfondita e la caratterizzazione multi-omics.
Le informazioni risultanti, processate attraverso metodi avanzati per l’analisi/interpretazione/archiviazione/gestione di dati complessi, metteranno in evidenza gli alleli/haplotipi superiori, identificheranno interazioni benefiche in una varietà di condizioni e definiranno unità di conservazione.

Il progetto si propone di studiare la possibile re-introduzione di colture tradizionali sul territorio lombardo quali la canapa (Cannabis sativa L.) ed il lino (Linum usitatissimum L.), rendendone nuovamente remunerativa la coltivazione attraverso l’uso di tutti i bioprodotti ottenibili dalle varie parti della pianta, e.g.: olio estratto dai semi, fibra, proteine, metaboliti secondari. Inoltre, nel progetto si prevede di valorizzare anche tutti i residui e gli scarti delle varie trasformazioni della canapa e lino creando una gamma di bioprodotti di notevole interesse.

L’attività di ricerca svolta presso IBBA è inquadrata all’interno Task 8.1.2 “Valorisation of the waste by biotechnology processes to obtain for high value molecules or new products” ed è incentrata sull’ utilizzo di microalghe (Chlorella sorokiniana e Chlorella vulgaris) e piante acquatiche (Lemna minor, Lemna gibba) per il trattamento di scarti lattiero caseari accoppiato alla produzione di biomasse valorizzabili per il contenuto proteico e l’estrazione di composti ad alto valore aggiunto.
Nell’ambito del progetto è prevista anche la caratterizzazione metagenomica dei consorzi microbici associati agli organismi fotosintetici durante il trattamento dei reflui e l’isolamento e caratterizzazione di ceppi locali microalgali dalle acque di lavaggio degli impianti caseari.

Il progetto si configura come un HUB tecnologico e di ricerca che coinvolge 12 istituti CNR, appartenenti a 4 diversi Dipartimenti, e 4 aziende, i cui obiettivi sono: ottenere prodotti migliorati per le proprietà nutrizionali e funzionali; fornire e implementare tecnologie di precisione per garantire la sicurezza, la tracciabilità e la qualità dei prodotti; sviluppare smart– e active-packaging ecosostenibili e innovativi per minimizzare e recuperare, ove possibile, gli sprechi e aumentare la conservabilità degli alimenti; fornire al consumatore e alle aziende strumenti per la fruibilità dei risultati.



E’ stata realizzata una piattaforma di analisi genetica capace di individuare e quantificare le singole specie vegetali, dichiarate o meno, che sono presenti nelle miscele mangimistiche animali prevalentemente somministrate alle bovine. La piattaforma è stata validate a livello Europeo.

Analisi attraverso il metodo TBP (Tubulin –Based-Polymorphism) di varietà di frumento duro e di varie specie di frumento per la loro identificazione genetica. Produzione di un pannello di sonde moelcolari per il riconoscimento delle principali specie di frumento in prodotti alimentari.

Lo Spoke 9 ha come obiettivo quello di ideare, progettare, sperimentare e diffondere soluzioni digitali innovative per comprendere l’origine, l’autenticità e garantire la sicurezza delle produzioni agricole allo scopo di valorizzare e tutelare le tipicità delle filiere agroalimentari. All’interno dello Spoke 9 IBBA è coinvolta nella task 9.11 (Chemical, Physical, Biological, Sensory and Genetic methods and protocols for the measurement of product quality and traceability of food matrices and for soil characterization) e 9.1.5 (Modeling sustainability and quality of farm processes and food by using on-farm and lab measurements).
Nella task 9.1.1 IBBA si propone di validare un metodo di profilazione genetica basato sui polimorfismi di lunghezza degli introni della famiglia genica delle β-tubuline (TBP) per l’autenticazione di cultivar di olivo e di cereali forniti dai partner.
Nella task 9.1.5, uno studio in vivo su bovino ci consente di valutare l’effetto di mangimi integrati con sostanze naturali sull’antibiotico resistenza e sulla qualità del latte prodotto, del quale sono determinati parametri chimici e biofunzionali. Grazie alla collaborazione con ISTI, viene indagato l’uso dell’imaging visibile e iperspettrale, combinato con il machine learning, come alternativa rapida, non distruttiva ed economica alle tradizionali analisi chimiche di laboratorio per la valutazione della qualità del latte
